Il pianto del neonato non è comunemente un tema trattato nei corsi pre parto convenzionali.
Si parla di travaglio, di parto, di allattamento, di pavimento pelvico, di babywearing, di Yoga, di fasce ma delle emozioni e dei suoi correlati comportamentali ben poco a mio avviso.
Io invece ho deciso di parlarne!
Perché?
Beh il motivo è semplice: piangere è una delle tre “attività” che il neonato preferirà nei primi mesi di vita.
Mangia, dorme e… piange!
Si, anche se nessuno ti ha ancora avvisato, è il momento che aggiungi questo dettaglio alla lista delle fatiche che affronterai in qualità di neo genitore.
Saper gestire serenamente il pianto di un neonato non è semplice, non è scontato, non è immediato.
Credo sia una di quelle competenze per le quali chiunque necessiterebbe quantomeno di un tirocinio prima di trovarsi ad affrontarlo senza gli strumenti necessari.
Dal momento che questa pratica risulta però un pò difficile da sperimentare prima della nascita del bimbo, si rende indispensabile e necessario che il professionista che segue la coppia in attesa utilizzi il tempo della gravidanza per informare adeguatamente i futuri genitori su ciò che li aspetta, senza tabù nè reticenze.
Si, vostro figlio piangerà e parecchio: piangerà per dolore, piangerà per farvi una richiesta urgente (fame, sonno, bisogni corporali), piangerà per noia, piangerà per stanchezza o perchè ha ricevuto troppi stimoli…
Piangerà perché è l’unico modo che ha per comunicare con voi!
Pensateci, può fare forse diversamente?!
I pediatri mi dicono che quando i genitori portano il bambino alla prima visita sono evidentemente esausti e, più che far visitare il bimbo, spesso necessiterebbero di conforto e comprensione per il nuovo ruolo che stanno svolgendo.
In passato si usava ricorrere alla scusa delle coliche per qualsiasi tipo di pianto che sembrava non trovare altra spiegazione.
Oggi invece sappiamo molto di più sul funzionamento cerebrale dei neonati e questo ci ha permesso di capire che, una volta escluse tutte le altre possibili motivazioni (ripeto: fame, sonno, bisogni corporali, bisogno di contatto) a causare il pianto incontrollato di tuo figlio potrebbe essere un sovraccarico di stimoli.
Il suo sistema nervoso è ancora immaturo ma, nonostante ciò, quotidianamente sperimenta e processa molte informazioni nuove durante il giorno, ogni giorno: anche semplicemente l’orientamento dei suoi occhioni verso il vostro volto richiede grande sforzo al suo cervello in formazione, molte sinapsi si attivano contemporaneamente per potere riuscire a osservarvi, mantenere il contatto visivo, riconoscere i vostri lineamenti, la vostra voce, i vostri odori…
Insomma, un grandissimo lavoro!
Quindi se anche vostro figlio dovesse mostrare periodi di irritabilità prevedibile, magari sempre sul finire della giornata, non disperate, siete in buona compagnia!
Queste fasi normalmente durano una o due ore ma possono anche trasformarsi in luoghi periodi di prova per i genitori che, spesso, intervenendo in modo troppo ansioso, finiscono con l’innondare il sistema nervoso del figlio già sovraccarico con ulteriori interventi e sollecitazioni.
Quindi che fare quando un neonato piange e ti sembra di averle provate tutte?
- Provate a tenerlo stretto al vostro petto, magari aiutandovi con una fascia;
- Passeggiate o cullatelo (è stato per nove mesi all’interno del vostro corpo, sempre costantemente cullato, non conosce la staticità, il silenzio e l’immobilità lo spaventano);
- Parlategli ma come fanno gli amanti, sussurrando parole dolci;
- Riducete tutte le stimolazioni visive, uditive, tattili superflue e
- Offritegli un ambiente tranquillo, il vostro corpo!
Se poi decidete di lavorare un pò anche su di voi, allora potreste cominciare con il chiedervi: “Che rapporto ho io con il pianto?”, “So stare e quanto vicino a una persona che piange?”, “A me da piccolo è stato sempre concesso di piangere?”, “Che rapporto ho io con le mie paure, la rabbia e la tristezza?”.
Riflettendo e rispondendo intimamente a queste domande potreste trovare tante risposte ancor prima che i problemi si presentino.
Caro genitore, credo che sapere in anticipo tutto ciò possa permetterti di trovare più facilmente e serenamente una chiave per comprendere tuo figlio e, soprattutto, possa aiutarti a stemperare le ansie eccessive ma, se questo articolo non dovesse bastare, puoi concederti il coraggio di chiedere aiuto, questo non ti renderà debole ma un genitore e una persona più forte!